febbraio 25, 2008

Vivere con una persona disabile

Posted in Articoli, Disabilità, Pensieri e Parole, Scuola a 9:21 pm di lucy72

Ho letto sulla rivista “Nuovo Gulliver News” un articolo interessante  di Luciano Serra, psicologo e dirigente tecnico del MIUR riguardo i disabili dal titolo “Vivere con una persona disabile”:

ecco alcuni punti che ho trovato interessanti e degni di essere espressi e ricordati:

“La nascita di un bambino o di una bambina con handicap può costituire nella dinamica evolutiva di una famiglia un evento problematico e di grande coinvolgimento emotivo.

Spesso quando viene data la notizia si tende a dare prevalenza alla parte medica, più che alla considerazione che l’essere diversamente abili non annulla l’esigenza per queste persone di essere comunque bambini o bambine con tutte le esigenze proprie dell’età…

…ciò che prevale è l’idea del recupero del deficit visto in senso predominante e non come parte di un processo che si muove in una dimensione più vasta nella quale assume comunque importanza l’essere bambini o bambine. Se a tutto ciò si aggiunge un certo isolamento dell’ambiente familiare, anche per difficoltà oggettive di tipo sociale ed economico, ci rendiamo conto che il programma di recupero ed il progetto di vita possono diventare già nell’ambito familiare elemento di segregazione, di devalorizzazione, di sottostimolazione in un contesto in cui tutti si affrettano a fare le cose che il disabile non sa fare.

Ciò ci induce a riflettere su quanto sia complessa la richiesta di aiuto che ci viene da un soggetto con bisogni educativi speciali e come già nella famiglia si attivino molti di quei meccanismi sani e/o patologici da cui discende la futura integrazione scolastica e sociale.

Una famiglia che ha saputo stimolare precocemente un bambino disabile consegna alla scuola una persona in possesso di abilità rispetto ad un altro bambino vissuto in un clima di segregazione o devalorizzazione. Conoscere chiaramente le potenzialità acquisite, diviene un punto di riferimento obbligatorio dal quale partire per progettare il futuro.

Una delle richieste che i genitori inoltrano alla scuola è che il loro figlio venga trattato come tutti gli altri…”

Tratto dalla rivista “Nuovo Gulliver News” Marzo 2008 – n. 101

Molto spesso si pensa al disabile, come al soggetto che “non ci arriva” o “non riuscirà mai a fare” ciò che per noi è normale, non pensando minimamente a tutti gli sforzi e la fatica che può fare per provare a fare ciò che noi pretendiamo da lui… e soprattutto ciò che per le persone “normali” non costa assolutamente nessuno sforzo.

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4 commenti »

  1. LM said,

    Sai già cosa voglio dire, il commento più bello in questo caso è il silenzio…la profondità di queste riflessioni lascia solo lo spazio per la meditazione interiore…….

  2. annitapoz said,

    Concordo con LM, grazie per aver pubblicato questo post

  3. sbardella said,

    Sono commosso nel leggere queste parole, perché mi fanno capire di non essere il solo matto a scrivere cose simili (anche se meno puntuali).

    Io non sono un ragazzo disabile, ma penso di essere “diversamente abile”. In che senso? Nel senso che ho esposto qualche mese fa in questo mio articolo http://noma08.wordpress.com/2008/02/09/c08000000005-x17581903031-artisti-abili-artisti-disabili-artisti-diversamente-abili-artisti-noma/

    Tuttavia vorrei porre alla vostra attenzione (scusate se mi permetto di farlo, ma vedo che questo blog è frequentato da persone molto sensibili al tema) una azione artistica che con l’associazione EmErgEnzE (di cui sono presidente) abbiamo organizzato a Ladispoli. Il suo significato sta tutto, o quasi, nelle ultime righe di quell’articolo!
    “Una delle richieste che i genitori inoltrano alla scuola è che il loro figlio venga trattato come tutti gli altri…”

    Noi sabato scorso eravamo un centinaio di persone (di cui 35 disabili), ed abbiamo percorso, tra la folla, le strade della nostra città (in cui si stava svolgendo una fiera nazionale, la Sagra del carciofo). Tutti avevamo la stessa maglietta gialla, con la stessa scritta: “Anche io sono diversamente abile”. E mentre camminavamo, la gente ci guiardava sbalorditi, increduli, mentre distribuivamo loro volantini, e lasciavamo tracce colorate per strada.

    Se vi interessa, potete visitare il blog che abbiamo creato appositamente per l’occasione, e lasciare un commento.
    L’indirizzo è : http://diversamenteabile.wordpress.com

    C’è una breve descrizione dell’evento, e lo stiamo man mano aggiornando con materiale multimediale che abbiamo catturato il giorno della performance.

    Un caro saluto

  4. Silvia said,

    Difficile dire come comportarsi da genitori… quando e se accadrà allora ognuno reagirà a modo proprio. Certo è che FORTUNATAMENTE i tempi sono cambiati e il disabile non è più quella persona di cui vergognarsi. Non dappertutto è così, vero, però molto sta cambiando la mentalità, anche se ancora moltissimo va fatto.
    Io ho un blog che ha come portabandiera il simbolo dell’handicap, un simbolo nel quale mi identifico anche se normodotata. Il mio ragazzo è disabile e di tutta la sua persona, la disabilità è la caratteristica che a prima vista suona come appariscente ma poi subito scompare dietro una forte personalità.


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